21 novembre 2017

In ricerca

Come sempre quando la mia vita mi mette in crisi mi ritrovo davanti a una pagina bianca del blog. L'ho fatto non so quante volte in questi anni: quando ero in crisi per l'università e quando ero felice per i traguardi raggiunti, quando pensavo di non sapere dove andare e quando mi sono ritrovata esattamente dove avrei voluto essere.

Al momento attuale mi trovo semplicemente al posto sbagliato.
E per questo sto scrivendo questo post di confidenze.

Sicuramente gli sbalzi ormonali ci mettono la loro buona dose di emotività... ma oggi ho per caso visto un video su YouTube che mi ha fatto molto riflettere e che mi ha fatto riprendere in mano tanti posti taggati "Università" su questo blog. Tanti post in cui mi dicevo di smettere di fare quello che il mondo, la famiglia e gli amici si aspettavano da me per iniziare a fare quello che io stessa volevo fare per me. Lasciare Lima per andare alla NYADA, anche se questa metafora è chiara solo a me.

Lo dicevo quando stavo lasciando medicina... Ma poi sono andata a Servizio Sociale, ed era tutto bellissimo e perfetto e meraviglioso. Laurea, esame di stato... e l'entusiasmo continuava, senza diminuire. Perchè tutto mi piaceva e tutto mi riusciva bene. E perchè pensavo che, in fondo, era esattamente quello per cui ero stata creata.

E adesso? Adesso, a due anni di distanza - già due anni! - dalla mia laurea, sono qui a chiedermi se non ho preso l'ennesima cantonata della mia vita.

Dovete sapere che la mia mamma insegna alle elementari. L'ultimo tema in classe che ha fatto fare ai suoi bambini di quinta è stato "il mio sogno", e stamattina si parlava di cosa avrei scritto io, se avessi fatto quel tema a quell'età. Sapete quale sarebbe stata la risposta della me undicenne? Fare la maestra ai bambini poveri in Africa.

Inquietante come lo farei immediatamente anche adesso, se ne avessi la possibilità.

Poi però sono diventata adolescente, era il periodo di Saranno Famosi e la sottoscritta voleva diventare ballerina come Marianna. Ma nel giro di sei mesi ho scoperto quanto amavo scrivere e addio palcoscenici e tute: sarei andata al classico e sarei diventata una giornalista (l'unica professione che pensavo mi avrebbe permesso di mangiare con le parole che scrivevo. Illusa.). Mi è bastato capire che il 90% del giornalisti sono legati in qualche modo a una loro opinione politica per incrociare le dita e urlare "vade retro" a questa professione. E ho deciso di relegare la scrittura alla mia cartella 'storie' sul pc per rivolgere le mie forze a un neonato amore: quello per la scienza. E come unire la scienza a un mestiere che mi permettesse di mangiare e di far valere anche il mio senso di giustizia sociale (questo sì, l'ho sempre avuto molto spiccato)? Facile, sarei diventata Carabiniere dei RIS. Non mi interessavano nemmeno gli open day delle università, perchè tanto sarei entrata nell'arma. Certo. Un metro e cinquantasette di entusiasmo e ignoranza. Non immaginate quale fu la cocente delusione quando mi resi conto che non mi sarebbero bastati.

E così è iniziato il mio calvario universitario di cui ho scritto già troppi post. Prima boh. E poi forse medicina. E medicina sia. Tre anni... e poi medicina no, perchè aggiusti le persone ma non ti curi di loro. E quindi servizio sociale. Tre anni e poi okay, servizio sociale è andata.
E adesso?

E adesso eccomi qui a scrivere i miei post di sconforto lavorativo, dopo aver conclusio la giornata con un peso enorme sulla coscienza per le cose che non sei riuscita a fare, per quelle che dovrai fare domani e per le persone che stai deludendo con i tuoi nulla di fatto. La gente si aspetta un tirocinio, una chiamata, un posto di lavoro, uno stipendio... tu non riesci a concludere niente e torni ogni giorno a casa con un enorme senso di inadeguatezza e sconforto. Con la consapevolezza che un'altra persona, in quel posto, avrebbe potuto dare e fare quello che tu non sei stata capace di fare. Che ti sei obbligata a fare per necessità, ma che non ti riesce bene perchè non è quello che sai fare. Perchè non è quello che ti fa stare bene fare... quello che ti riesce bene.

E lo riscopri ogni volta che un utente ti chiede un appuntamento per fare quattro chiacchiere, per scambiare due parole, per sfogarsi con te. Perchè è quello, che ti piace. Parlare con la gente. Aiutarla, confortarla, farle vedere le cose da un'altra prospettiva.
Perchè tu vuoi fare l'assistente sociale, non una sua versione mercificata.

Davvero, nn era così che mi aspettavo di vivere la mia vita lavorativa. In un modo che finisce per farmi piangere davanti al pc dopo aver trattenuto le lacrime al lavoro. Che non mi fa dormire la notte, che mi fa andare al lavoro con il patema, che mi fa contare con impazienza i minuti che mancano al momento in cui potrò tornare a casa e che mi fa contare con ansia i minuti che mancano al momento in cui dovrò iniziare a lavorare il giorno dopo. Lavorare con la paura è una cosa terribile. Lavorare con il senso di inadeguatezza e disagio e sofferenza e sensazione di non essere abbastanza lo è ancora di più.

Non era così che pensavo che sarebbe stato, "lavorare".
Eppure... eppure forse ho ancora una speranza, una parte di me me lo fa sentire nel profondo. Il mondo sociale è grande, è vario... e io sono "vecchia", ormai, ma ancora non tropppo.

Forse posso essere egoista quel tanto che basta da dedicarmi a me stessa? E in questo modo essere più felice, e così facendo rendere più felici le persone che mi stanno attorno? Perchè, parliamone, non è che gli altri siano proprio felici di avere a che fare con una figlia/fidanzata quasi trentenne che non fa che piagnucolare, lamentarsi e tracinarsi in giro con il muso lungo e il senso di colpa che non la fa sorridere.

Il cosa fare adesso è per l'ennesima volta e sempre più un mistero. Perchè non sono più la diciannovenne che cerca sè stessa e che non ha nessuna responsabilità ma una donna che inizia a dover prendere in mano la sua vita. E okay che la felicità è importante.. ma non è che la puoi dare all'Esselunga in cambio del pane e del formaggio.

E allo stesso vedo le mie amiche che trovano un lavoro che piace loro e che comunque, sebbene causi sofferenze e le ansie, le appassiona... e fa loro sperare di essere assunte a tempo indeterminato. E io invece no. Forse è perchè ho tirato troppo la corda qui dove sono, o forse è solo perchè questo davvero non è il posto giusto per me. E quindi insomma, forse bisogna cambiare... e come diceva Steve Jobs, trovare il lavoro giusto... che quando è giusto è come il vero amore: lo riconosci.


Ma come trovare il coraggio di lasciare le certezze per le incertezze? Come raccattare ancora una volta, per l'ennesima volta, i pezzi e cercare qualcosa d'altro? Come decidere di riunciare nuovamente a questi sei mesi di esperienza sul curriculum e mettere il naso fuori dalla porta per cercare altro? Come ricominciare, rimettersi in pista, riprovare, ripensare? Con quale coraggio ed egoismo? Come si fa, quando non sei più da sola a immaginare la tua vita?

E quindi niente, sono inquieta come e forse anche più di prima. E come sempre, alla disperata ricerca di me stessa. 


 Se qualcuno avesse bisogno di altra ispirazione, questo è il video di cui parlavo nel post.

20 novembre 2017

Segnalazione ★ L'isola dei demoni

Il Flowerstardust è onorato di presentarvi la seconda fatica letteraria di Ilaria, autrice del blog Buona Lettura!
Quello di cui trovate la presentazione qui di seguito è fresco di pubblicazione: il 17 novembre infatti è stato autopubblicato su Amazon. Il costo dell'ebook è di soli 2,99€ (invitante, non trovate?), mentre il cartaceo costa 12€. In fondo al post trovate i link diretti per l'acquisto!

 
Che crediate nel destino oppure no, leggendo questo libro dovrete farvi delle domande. Un orfano, una principessa esiliata, una ragazza in cerca di vendetta, un guerriero imbattibile e un giovane erede al trono si troveranno a intrecciare le loro strade e a scoprire che le loro storie si intersecano con quella di una terrificante profezia di Isola.
Riusciranno a compiere la profezia, salvando il mondo e loro stessi, svelando misteri e portando alla luce tutta la verità?


E se non vi basta questa piccola ma succosa anticipazione, vi lascio un estratto del romanzo. Direi che parla da solo, quindi non sprecherò altre parole per presentarvelo!

Io, Nyxo, affinché non si commettano in futuro gli stessi errori che hanno portato al sangue e al presente in cui vivo, voglio iniziare a scrivere questo Grimorio, che sarà tramandato e protetto dalla mia famiglia in tutte le generazioni a venire. Ognuno dei miei discendenti lo arricchirà come meglio crede, aggiungendovi nuove pagine.
Prima di narrarvi della mia nascita, della nomina a sovrano di questa gelida terra dell’alto nord di Isola o di qualsiasi altro evento del tempo che fu, voglio trascrivere qui, nero su bianco, la Prima Visione avuta giorni fa, narratami direttamente dalla bocca della Grande Madre.

- Solamente la Portatrice figlia della famiglia che non esiste, nata nel giorno che non esiste durante la notte senza luna, sarà la salvatrice di Isola.
Dal Giorno dell’Epurazione sarà costretta a scappare e a nascondersi dagli occhi umani, dimenticando il suo nome e la sua ascendenza. Da reietta vivrà per anni nell’ombra senza nessuna identità, con la sola compagnia della natura, degli animali e dei Demoni, soprattutto quelli del suo passato. Osservando semplicemente la vita che la circonderà completerà il suo addestramento da Guerriero, diventando forse la più potente e temibile di tutta la sua intera stirpe. Dopo anni tutti la crederanno morta, eppure lei continuerà a osservare gli umani ignari della sua presenza, proseguendo a vivere nella natura incontaminata con la sensazione dentro di sé di dover aspettare qualcosa di indefinito, ma di vitale importanza, tuttavia senza comprendere di cosa si tratti.Nonostante i gravi torti che saranno fatti alla sua famiglia, costringendola a una vita solitaria e in continuo pericolo, il suo cuore e il suo animo saranno liberi da ogni pensiero vendicativo e funesto. La sua consapevolezza del passato, del presente e del futuro andrà ben oltre a quella di qualunque altro individuo.
Sebbene conoscerà i principi del bene e del male, il suo equilibrio interiore vacillerà nel momento in cui la verità sul passato verrà finalmente svelata al mondo intero, accendendo la fiamma del rancore che la brucerà piano piano dall’interno. Il nome della sua casata sarà riabilitato e tutti invocheranno il suo perdono, ciò nonostante sarà anche il tempo in cui varcherà la soglia delle tenebre maligne. Il suo cuore si tingerà di odio e risentimento che la porteranno a rinnegare ogni cosa, perfino se stessa, abbracciando consapevolmente il male. -
I ruoli si invertiranno: i buoni diventeranno i cattivi e i cattivi diventeranno i buoni, ma la realtà andrà oltre. Fortunatamente l’amore la condurrà nuovamente alla luce benigna e alla verità!
Quando avrà compreso le leggi dell’Universo, grazie anche all’aiuto dell’amore e dell’amicizia, ella avrà la forza e la conoscenza necessaria per affrontare il suo destino: sconfiggere definitivamente il Demone Primordiale nel giorno che non è giorno...


Link utili

★ per l'acquisto su Amazon :: cliccami!
★ il blog di ilaria :: cliccami!
★ la pagina Facebook :: cliccami!
★ l'account di G+ :: cliccami!
★ il suo primo libro, "L'imperatrice della tredicesima terra", su Amazon :: cliccami!


Sono felice di aver ospitato Ilaria sul mio blog, e spero che a voi sia venuta voglia dic onoscere meglio lei e i suoi romanzi. Personalmente non vedo l'ora di leggerli!



13 novembre 2017

Challenge Recap + Project Ten Books

Manca un mese e mezzo alla fine dell'anno (quante di voi si sentono in ansia dopo questa frase?) e forse è giunto per me il momento di fare un "check" delle challenge annuali, in vista dello scatto finale per poter tagliare il traguardo!

Made in Italy Book Challenge - 10/12

Ospitata dal blog di Vale, Universi Incantati, questa challenge consisteva in leggere 12 libri, uno per mese, di autori italiani. Al momento sono riuscita a stare al passo... riuscirò a terminare? Questo mese sono in grosse grosse difficoltà causa mancanza di tempo!

GENNAIO :: Hania - Il cavaliere di Luce (Silvana De Mari)
FEBBRAIO :: La guerra degli elementi - gli eredi di Atlas (Veronika Santiago)
MARZO :: Hania - il regno delle tigri bianche (Silvana De Mari)
APRILE :: L'isola dei libri perduti (Annalisa Strada)
MAGGIO :: Per questo mi chiamo Giovanni (Luigi Garlando)
GIUGNO :: Gens Arcana (Cecilia Randall)
LUGLIO :: Storie di colori (premio Trichiana paese del libro)
AGOSTO :: Qualcosa (Chiara Gamberale)
SETTEMBRE :: Sei personaggi in cerca d'autore (Luigi Pirandello)
OTTOBRE :: Il passaggio dell'orso (Giuseppe Festa)

Reading Goals Challenge - 36/65

Ideata dal blog Divoratori di Libri di Giusy, ha avuto alti e bassi... ma io ho "tenuto botta", come si suol dire! Mi ero data 65 propositi, e al momento attuale ne ho spuntati 36: più della metà! Ne ho ancora 29 da spuntare (e non credo di riuscire a farlo), ma mi sento già molto brava così! Qui trovate la mia lista di propositi e i libri con cui ho depennato le voci completate!

Goodreads Reading Challenge 2017 - 40/50

Questa challenge si commenta da sola: in un anno dovevo riuscire a leggere 50 libri. Idealmente dovevano essere 52, uno alla settimana... ma ho deciso di andare di numero tondo, sicura che non mi sarei avvicinata neanche lontanamente al mio obiettivo.
E invece no. Ho un mese e mezzo per completarlo, e mi mancano solo 10 libri.


E per farcela, ho deciso di sfidarmi con il Project Ten Books!

Questo progetto è una sorta di "patto con sè stessi", per il quale non si acquisteranno libri nuovi finchè non verranno terminati i 10 libri scelti per la sfida.
Io sto bramando da settimane Caraval, Gemina e soprattutto Tre oscure corone... quindi spero che questo mi motivi ulteriormente nella mia decisione di leggere questi 10 libri che mi mancano, per regalarmi i tre suddetti libri per Natale (o magari pure prima!).

La scelta dei 10 libri da leggere ricade su:

   
 
 

Avete letto qualcuno di questi libri? Avete suggerimenti su cosa dovrei leggere prima?
Qualunque suggerimento o consiglio sarà bene accetto! :) 

Baci e stelle a tutti!
A presto!


02 novembre 2017

Recensione ★ La piccola principessa

Un grande classico della letteratura per bambini d'altri tempi! Sapete quanto io adori questi piccoli, vecchi capolavori! Piccole donne, Il giardino segreto, Pollyanna, Anna dai capelli rossi... Amo queste storie delicate e profonde di bambine dalle capacità semplici e speciali. Questo libro non l'avevo ancora letto... e ammetto di averlo profondamente amato!


La piccola principessa
 di  Frances Hodgson Burnett


Sara Crewe ha sette anni, quando dall'assolata India si ritrova a Londra. Come tante altre bambine, i suoi prossimi dieci anni trascorreranno nel collegio di Miss Minchin, che la educherà e la istruirà affinchè diventi una perfetta fanciulla di buone maniere. Ricca ed elegante, Sara viene subito soprannominata "la principessa" e additata ad esempio di educazione e diligenza a tutte le compagne. Ma ben presto la sfrortuna colpirà il Capitano Crewe, che prima perderà tutto e poi anche la vita. Quando Sara diventa un'orfana senza più niente, miss Minchin abbandona qualunque predilezione nei suoi confronti e la costringe a lavorare come una serva. Solo la sua immaginazione potrà permettere a Sara di sopravvivere, e di continuare a sentirsi una principessa.

Come penso la maggior parte delle ragazze della mia età, avevo visto il film La Piccola Principessa diretto da Alfonso Cuaròn, uscito più o meno nel 1995 (questo qui). Io e mia sorella lo adoravamo e lo riguardavamo spessissimo. Anche allora, però, ricordo che la storia mi era sembrata decisamente troppo improbabile e stucchevole: il finale e la parte "magica" soprattutto. A me le eroine bambine piacciono sempre... ma quando la storia mi sembra troppo finta e artefatta mi perde un po' di fascino. Nella versione originale della storia, però, non ci ho trovato nessuna delle cose che non avevo apprezzato del film: tutto il pathos delle scene finali del film non c'è, perchè la storia finisce in modo del tutto diverso... in modo molto più realistico (pur nell'esagerazione delle coincidenze, d'accordo) e meno scenografico!

Il personaggio di Sara, che nel film non mi aveva entusiasmato del tutto, nel libro mi è piaciuto moltissimo: ho adorato la sua immaginazione, che la salva dallo sconforto, e la sua capacità di non abbandonarsi mai alla disperazione. Ho amato la sua capacità di affrontare le cose brutte della vita "immaginando", e che sia proprio l'immaginazione a permetterle di fare la cosa giusta, anche quando non è la più facile. Ed è proprio continuando a comportarsi come se fosse una principessa, che Sara alla fine lo diventa davvero!
La storia di questa piccola Cenerentola che diventa una principessa senza fata madrina nè magia è molto realistica, e mi è piaciuta perchè mi ha ricordato una volta in più che sono le nostre scelte, a fare di noi ciò che siamo: ognuno di noi diventa quello che ha deciso di diventare, nè più nè meno. Le cose ci succedono, ma siamo sempre e solo noi a decidere chi vogliamo essere nelle cose che ci succedono.
Se Sara avesse fatto vincere lo sconforto e si fosse abbandonata al suo destino, se avesse perso la speranza, se avesse risposto con cattiveria alle cattiverie, se avesse deciso di concentrarsi sulle sue sfortune ignorando quelle altrui... non sarebbe mai diventata la principessa che immaginava di essere.
L'altruismo e la gentilezza che continua a coltivare - con sofferenza, sia chiaro! Non le è mai facile essere buona e generosa quando è la prima a soffrire la fame e la tristezza - le permettono di sopravvivere e di arrivare al lieto fine. Un lieto fine che non è solo per lei, ma anche per Ermengarda e Lottie, per Becky e per Anna. Una spirale di gentilezza e di immaginazione che permette al mondo di diventare migliore, una persona alla volta. Solo chi legge il libro - nella sua versione originale - fino alla fine capisce cosa intendo.

Questa storia mi ha ricordato per l'ennesima volta l'importanza dell'immaginazione, in cui anche io ero solita rifugiarmi spesso quando le cose andavano male. Una immaginazione che non "distacca" mai dalla realtà, sia chiaro: la aiuta solo ad essere più sopportabile, dal momento che non si dispone dei mezzi e delle forze per cambiarla. Sara non finge di essere una principessa per dimenticarsi quello che è, ma per ricordarsi che essere una principessa non vuol dire vivere nel lusso, ma essere gentile, generosa, premurosa e buona anche se si è vestite di stracci. Ed è di sicuro il genere di principessa che preferisco.

Mi piace fantasticare. Non c'è nulla di più divertente. È quasi come essere una fata: se immagini intensamente le cose, alla fine è come se fossero reali.

Stelle: 5/5