21 settembre 2017

Recensione ★ Lion Heart

Finalmente ho terminato questo retelling di Robin Hood! Una bellissima trilogia che ho iniziato quest'estate e che non vedevo l'ora di concludere! Dopo aver recensito Scarlet e Lady Thief (cliccate sui titoli per le recensioni), è venuto il momento di recensire Lion Heart!


Lion Heart
 di  A. C. Gaughen

 
Scarlet è prigioniera. Rinchiusa nelle segrete in cui il Principe Giovanni l'ha lasciata, non può fare altro che pensare a ciò che ha lasciato al di là delle sbarre. Una donna con un bambino non ancora nato e già orfano. Il popolo di Nottingham affamato e in miseria. E ovviamente Rob, che ama e non può amare.
Quando un improvviso colpo di scena - e un'insperato aiuto - le consentono di tornare a casa, la cosa più facile sarebbe dimenticarsi di tutto e godersi la ritrovata pace e la compagnia delle persone a cui vuole bene. Ma Re Riccardo, di ritorno dalle Crociate, è prigioniero in Europa, e solo la determinazione di Scarlet può riportarlo a casa.
  

Ammetto che questo libro non ha soddisfatto del tutto le mie aspettative. Trovo che Scarlet, il primo, sia in assoluto il più bello: il più ricco di colpi di scena, di personaggi particolari, di scene romantiche... e soprattutto di azione. Il primo libro è esattamente come un retelling di Robin Hood dev'essere: pieno di imboscate, piani, fughe, furti e salvataggi eroici al limite del rischio della vita. Il secondo libro è stato carino, più per la lotta di Scarlet contro il suo destino, che sembrava impedirle continuamente di vivere il suo amore per Robin, che per la storia in sè. Però ho stretto i denti e sopportato inchini e cortesie tra nobili, perchè anche Scarlet stava facendo così nella speranza, un giorno, di tornare ad essere felice nella foresta.

In questo terzo libro l'azione non torna affatto nella foresta, anzi. Per la prima metà resta a Nottingham, mentre nella seconda si sposta a Londra, direttamente a Corte. Ed è tutto un inchini e sorrisi e "lord" di qua e "lady" di là. Da avventuroso romanzo a Sherwood si trasforma in un romanzo medievale dalle sfumature rosa che sinceramente non mi ha emozionato tanto quanto avrei voluto, almeno sulle scene che pensavo sarebbero state più piene di azione e pathos.

Non che per questo sia un brutto libro, capiamoci. Mi è piaciuto davvero molto.
È sempre scritto scorrevolissimo e c'è quel tratto di appassionato romanticismo che ho adorato anche negli altri libri; c'è la scena alla Grande Quercia nella foresta che mi ha commosso davvero, e ogni scena romantica mi strappava un sorriso. Sarà che mi immaginavo Robin con gli occhi del mio agente Booth Ci sono i colpi di scena, e anche in questo libro nessun personaggio è al sicuro.

Però ammetto che più che un romanzo d'avventura stile il Robin Hood di Dumas, questa è una storia di redenzione. La storia di un ragazzo e una ragazza che la vita ha provato in mille modi e che invece di perdersi nel buio hanno ritrovato un senso alla loro vita nell'evitare che altri provino quello che hanno provato loro. E che in questo gesto di sacrificio e altruismo hanno imparato ad amare e ad essere amati. Perchè - come dice il saggio (Tiziano Ferro) - l'amore che accettiamo è quello che meritiamo di pensare o pensiamo di meritare. E solo pensando di meritarlo, di esserne degni - anche se si potrà poi mai essere degni dell'amore di un'altra persona? - si può accettare di vivere in due.

E questa è la cosa più bella che mi porto via da questa bellissima saga, piena d'amore, di giustizia e di voglia di combattere per quello che vale davvero.


We'll beat Prince John, and this will end.
We deserve more than a chance, Rob. We deserve a happy ending.

Stelle: 5/5

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