31 luglio 2016

Did, Do, Will #16

Luglio, mese di relax, mare, libri... e tempo libero! Con tanto tempo ho fatto tantissimo... ma non ho letto molto, purtroppo! Ma siamo solo a metà anno, posso rifarmi nella prossima metà! ;)




Did, Do, Will è una rubrica creata da Ika, che posterò ogni mese.

Bisogna elencare:

- Cosa hai finito di leggere? (DID)
- Cosa stai leggendo? (DO)
- Cosa pensi leggerai? (WILL)




#DID
La grande storia del tempo di S. Hawking ⋆ recensione

 L'ultimo orco di S. De Mari ⋆ recensione
Memorie di una geisha di A. Golden ⋆ recensione

 



#DO

Gli ultimi incantesimi di S. De Mari
Sulle tracce del tesoro scomparso di B. Pitzorno
 


#WILL
stavolta zero idee!
Si accettano suggerimenti!


28 luglio 2016

La grande storia del tempo

Per la mia personalissima Challenge 2016 dovevo leggere un saggio, quindi ho scelto questo di Stephen Hawking, che è più o meno il mio mito da quando ho letto Dal Big Bang ai buchi neri in quinta superiore...

La grande storia del tempo di  Stephen Hawking




C'è un intero Universo da scoprire, fuori dalla nostra porta. Iniziando dal piccolissimo, dalla storia degli atomi e delle molecole, questo libro ci fa sollevare sempre di più, fino a vedere la Terra, il Sistema Solare, la nostra Galassia e le mille altre attorno a noi. E ci porta fino ai confini dell'Universo... se ne ha.
Perchè in questo libro fatto di esperimenti mentali, di congetture, di ipotesi e conferme, di ipotesi e sconfessioni, di certo c'è molto poco. Ci sono affascinanti teorie, possibilità, spiegazioni di cose complesse fatte in modo estremamente semplice e alla portata di tutti... e ci sono idee troppo grandi e complicate per essere capite davvero, forse perchè, in fondo, non tutti siamo in grado di capire come va il mondo. Ma forse basta anche solo qualche suggerimento, qualche piccola scintilla, qualche idea vaga e un po' nebbiosa per farci capire che forse, un giorno, capiremo tutto.


 Sono appassionatissima di Universo, scoperte ed esplorazioni spaziali - ma da una con l'amore per le stelle cosa ci si potrebbe aspettare di diverso? - tanto che la mia tesina di maturità è stata proprio sui buchi neri e sulla possibilità di viaggi spazio-temporali. Questo tema (assurdo per i miei prof di liceo classico) mi è venuto in mente grazie a un telefilm, Stargate SG1, che guardavo da bambina... e sulla cui tecnologia ho iniziato a documentarmi alle superiori. È stato lì che ho scoeprto Hawking e il suo libro Dal Big Bang ai buchi neri, di cui mi sono innamorata e che ho reso la base della mia tesina di maturità.
Così, quando ho dovuto scegliere un saggio per la mia Challenge 2016, non avevo dubbi che avrei voluto Stephen. Sapevo che era uscito una sorta di "remake" del primo libro, perciò l'ho cercato, recuperato e letto... e purtroppo mi ha alquanto deluso, perchè non aggiunge molto alla prima versione.
Tra le cose assolutamente positive di questo libro c'è lo stile. Hawking riesce a spiegare cose difficilissime come l'orizzonte degli eventi o la teoria della relatività con una semplicità che lascia senza parole. La relatività del tempo, per esempio, è una cosa difficile da capire... ma grazie a un semplice esperimento mentale, ecco qui, uno ce l'ha in mente in modo chiaro.
Questa sua bravura nello spiegare i concetti di base dell'astrofisica è sicuramente la cosa più bella del libro, seguita dalla minuzia di particolari e concetti che usa per descrivere le leggi che governano l'Universo. La prima parte del libro infatti parla della storia della conoscenza dell'astronomia, partendo da Aristotele e passando per Galileo e Newton, per arrivare ad Einstein. Questa è stata la parte in assoluto più affascinante e godibile del libro, perchè è scritta divinamente ed è anche molto interessante. Purtroppo però conoscevo già il tutto, perciò non me la sono goduta come avrei voluto.

La seconda parte, quella che invece illustra le scoperte scientifiche al momento in atto, è molto bella e scritta altrettanto bene, in modo piuttosto semplice... ma forse a causa della minore "immediatezza" del concetto non è altrettanto comprensibile. La teoria delle stringhe, per esempio, di cui avevo letto nel primo libro, è spiegata in modo più dettagliato e semplice... ma mi è rimasta comunque abbastanza oscura. Il fatto che la seconda parte non sia avvincente e interessante quanto la prima a causa della maggiore complessità dell'argomento non è assolutamente colpa di Hawking, ma rende più difficile e pesante la lettura. Hawking stesso ne è consapevole, dicendo che solo poche persone al mondo al momento attuale padroneggiano la materia... ma spera che col tempo e la diffusione delle scoperte pian piano tutti potranno capirci di più.

Quello che mi è spiaciuto è che in questo libro non si parli molto dei buchi neri, che era la parte più bella del libro precedente. La storia degli wormhole per i viaggi spazio-temporali e i buchi bianchi non le ho trovate da nessuna parte... spero quindi che Hawking ci doni un nuovo libro da cui farmi inghiottire molto presto!


Il ritmo del progresso è talmento rapido che ciò che si impara a scuola o all'università è sempre un po' superato.

Stelle: 2/5

18 luglio 2016

Tag ★ Sotto l'ombrellone

Il Flowerstardustag di questo mese è a tema estate, e sono stata taggata dalla cara Babuska di Libri per vivere, che ringrazio! Invito tutti a dare un'occhiata al suo angolino! :)

1. A che tipo di mare vai? (sabbia, scogli...)
Ogni anno in realtà cambio, ma anche se vado quasi sempre in spiagge sabbiose io detesto la sabbia! preferisco di gran lunga le rocce o i sassi.

2. Lido o spiaggia pubblica?
Preferisco la spiaggia libera, sia perchè è più economica sia perchè è più selvaggia e spartana... sia perchè così posso cambiare posto anche ogni giorno.

3. Con quale mezzo di trasporto arrivi in spiaggia?
Di solito in auto, sia che io sia in Abruzzo (dove ho una casa in campagna) sia che io sia in giro: io e Booth amiamo vagabondare per i posti di mare e non andiamo mai nelle spiagge più vicine al nostro albergo!

(c) Pinterest
4. Come ti vesti per andare in spiaggia?
Di solito shorts e canottiera, perchè spesso poi rimetto i pantaloncini subito dopo il bagno: non mi piace molto stare in costume!

5. Qual è la tua borsa mare preferita?
Ne ho una bellissima verde con le righine arcobaleno, ma quando vado nelle spiagge selvagge con Booth (tipo l'anno scorso a Minorca) preferisco lo zaino.

6. Le due cose che nella tua borsa mare non mancano mai.
Un libro, tassativamente, e la crema solare a protezione alta.

7. Abbronzante, olio, crema, latte... cosa usi per proteggerti?
Avendo una pelle che si abbronza poco e si scotta un sacco, sono fedele alla mia protezione 30... passando alla 20 o alla 16 solo dopo aver preso almeno una settimana o due di sole!

8. Ascolti musica? Se sì, elenca le prime tre canzoni del tuo iPod/Mp3.
Mi piace molto ascoltare la musica quando sono stesa al sole... quest'anno penso che tra le mie top track ci saranno J-Ax, i Casting Crowns e ovviamente Glee. Con qualcosa della Disney bonus.

9. Leggi? Riviste, libri?
Vedi domanda 6: nella mia borsa mare un libro non manca mai! E rigorosamente un libro cartaceo, perchè trovarci la sabbietta in mezzo mi piace un sacco... (e il Kobo avrei troppa paura di rigarlo). Leggo veramente di tutto, non ho "libri da sotto l'ombrellone".

10. Porti qualcosa di make up con te? Se sì, quale?
Figuriamoci, non mi trucco nella vita... al mare è assolutamente bandito! Mi impiastriccio già fin troppo di crema solare per i miei gusti!

11. Hai una leggera fame... che mangi?
In generale preferisco la frutta, a parte il Cremino/Mottarello del dopo-bagno che è una specie di must!

12. A che ora vai al mare?
Domanda difficile! Io preferisco andare molto presto alla mattina e tornare presto, il contrario per il pomeriggio: arrivo verso le 16 per poter stare in spiaggia fino almeno alle 20... il sole mi piace quando non picchia troppo, soffro molto il caldo!

13. Ti sei mai scottata o hai preso qualche eritema solare?
Ho preso una bella scottatura l'anno scorso a Minorca, perchè facendo snorkeling in acqua la mia protezione non era abbastanza resistente all'acqua...

14. Di che colore è il tuo costume?
Ne ho due, di cui uno blu e uno rosso, vecchi di anni. Sono consapevole che me ne servirebbero di più, ma non mi piacciono mai quelli che si vendono...

15. Che tipo di costume usi? (bikini, due pezzi, intero...)
Che differenza c'è tra bikini e due pezzi? Pensavo fossero la stessa cosa! Ad ogni modo preferisco il due pezzi con un vincolo: niente laccini sul pezzo sotto, preferisco un pezzo intero. Faccio il bagno con molto più relax :)

16. Qual è la cosa più strana che hai visto al mare?
Se dicessi una famiglia di nudisti che faceva merenda in allegra nudità sembrerei bigotta? Sì? Allora rispondo con una ragazza truccata e con capelli piastrati seduta su una sdraietta proprio sulla riva, che scrutava con rabbia i miei cugini di tre e sette anni che si schizzavano. Se si fosse alzata a dire loro qualcosa le avrei ricordato che quella era la spiaggia e non un locale notturno. No, giusto per dire.

17. Invece, cos'è la cosa che ti dà più fastidio?
Le coppiette che si sbaciucchiano come se dovessero concepire un bambino in mare o sulle sdraio. C'è un limite al pudore, secondo me.

18. Qual è il tuo cartone preferito ispirato al mondo marino?
Siccome Oceania non è ancora uscito non rispondo con questo (anche se mi ispira veramente un botto), perciò vado sul caro vecchio La Sirenetta, che è sempre molto bello da rivedere!


Siccome di solito non taggo nessuno, oggi tocca alla mia Ariel, che visto il tema spero apprezzerà l'opportunità e si cimenterà in un piccolo tag non troppo makeupposo! <3

Ma se qualcuno di voi vuole ripetere il tag e lasciarmi un link, verrò di certo a leggere le vostre risposte! Alla prossima! :)

13 luglio 2016

L'ultimo orco

Grazie al tempo libero, recupero qualche recensione di libri letti il mese scorso... Stavolta tocca ancora alla meravigliosa Silvana De Mari!

L'ultimo orco di  Silvana De Mari


L'Ultimo Orco C'era una volta un bambino di nome Rankstrail. Era troppo alto, troppo forte, troppo silenzioso e troppo povero per essere accettato dai suoi coetanei, ma aveva una bella famiglia. Quando la sua mamma mette al mondo una sorellina, Rankstrail decide di prendersi sulle spalle la vita della sua famiglia, iniziando a cacciare di frodo e a infrangere le leggi di Varil per poter avere abbastanza da mangiare per sè, per la sorellina neonata e per i suoi genitori. È così che inizia l'avventura di Rankstrail, prima cacciatore di frodo e poi soldato di ventura, che affronterà faticosamente, silenziosamente, coraggiosamente ogni sfida consapevole che ogni suo mese di fatica contribuisce alla sopravvivenza della sua famiglia. Ma Rankstrail non sa ancora che presto la sua strada incrocerà quella di un altro giovane, disposto anche lui a fare di tutto la sua donna e la sua bambina, un mezzo-elfo che ha appena iniziato a scoprire il mondo.


Più leggo Silvana De Mari più la adoro. Ha un modo di scrivere così particolareggiato e allo stesso tempo leggero che invece di leggere ti sembra di vedere le cose che succedono... ti sembra di essere lì, ai piedi della città airone, con il cielo che si specchia nelle risaie. Ti sembra di sentire l'odore delle pesche, il profumo del pane, l'odore degli incendi e il silenzio dell'assedio. Il mondo che ricostruisce è epico e fantasy al tempo stesso, i personaggi sono vividi, veri ed eroici... di quell'eroismo "normale" di cui parlavo anche nella recensione dell'Ultimo Elfo: un eroismo che ti fa capire che okay, alcuni hanno poteri e vantaggi... ma che la vera vittoria si ottiene solo con la strategia e la determinazione.

Questo libro è molto più corposo del precedente, sia in numero di pagine che in storia: la trama è molto più lunga e complicata e ci sono molti più personaggi, quindi non è più un romanzo per bambini... ma io l'ho amato ancora di più del precedente.
Innanzitutto il protagonista di questa storia è Rankstrail, e per una buona metà del romanzo ci si chiede che fine abbia fatto Yorsh e la sua banda di straccioni con cui è scappato alla fine del primo libro. Personalmente non ho sofferto per questa cosa: avevo amato Rankstrail quando ho letto L'ultima profezia del mondo degli uomini e mi è piaciuto scoprire il suo passato un pezzetto alla volta. Anche se praticamente non ci sono donne nè amore fino a metà romanzo, non ne ho sentito la mancanza: il protagonista è un personaggio così particolare che ci si affeziona subito, e le vicende sono raccontate così bene che non ci si annoia mai.

Però... però ad un certo punto la storia torna a Yorsh e alla sua vita al villaggio sotto la cascata. E va avanti lì per un po', apparentemente dimenticandosi di Rankstrail. In questa parte del romanzo ci sono diversi episodi, ma non molto eroici e pieni d'azione... li ho trovati un po' lenti, un po' più sull'epico/simbolico che sul fantasy vero e proprio. Però... però c'è un altro però. Alla fine di tutti questi episodi (sia quello delle Erinni che soprattutto quello della Fenice) c'erano pezzi così romantici, commoventi e toccanti che in un paio di punti sono tornata indietro per rileggerli daccapo per quanto erano belli. La dichiarazione d'amore che Yorsh fa alla moglie, poi, è qualcosa che mi ha fatto quasi spuntare le lacrime.
Ed è stato lì che mi sono resa conto che amavo anche io Yorsh.
Che me ne ero innamorata piano piano, come aveva fatto sua moglie. Quindi sì, credo che se rileggessi il primo libro adesso lo amerei di più, perchè ora mi sono resa conto della dolcezza, del coraggio e dell'eroismo dell'ultimo elfo (e della sua bellezza, perchè per me aveva la stessa faccia di Jesse Spencer).
A questo punto devo per forza fare un piccolo commento spoiler, non leggetelo se volete leggere il libro (cosa che consiglio!!!): nel pezzo in cui lo uccidono anche io ho sperato fino all'ultimo che decidesse di vivere. Ma la sua scelta me lo ha fatto amare ancora di più. Anche se quando ho capito che era morto davvero mi è venuto da piangere e ho dovuto chiudere il libro per riprendermi.

La vera protagonista della seconda metà del romanzo però è sua moglie, una madre che pur di tenere in vita la figlia e il secondogenito che ha in grembo è disposta a tutto... anche a lanciarsi in battaglia alla testa di un esercito composto da contadini armati di zappe in sella a dei ronzini. Lei è il vero perno della seconda metà della storia: una donna forte, coraggiosa, piena di determinazione e un po' sconsiderata. Piena anche di difetti, perchè manca di calma, di pazienza e perfino di grazia, tanto che alcuni la chiamano la Regina Stracciona. Una donna meravigliosa, una combattente che dimostra che il vero potere, nella storia, non è nelle mani degli Elfi nè in quelle degli Orchi: è in quelle degli uomini. Che, paradossalmente, sono gli unici a non avere alcun potere.

Ed è sul finale che le due storie, quelle della Regina e quella di Rankstrail, si riallacciano.
In un susseguirsi di assedi, battaglie, sortite, rapimenti ed espedienti che non permette di tirare il fiato e di scollarsi dalle pagine, i due cercheranno di liberare Daligar dalla morsa degli orchi, scoprendo qualcosa di epico su Arduin - il leggendario eroe della città - e su loro stessi. Qualcosa che permetterà loro di portare avanti la loro storia.

Ho amato questo libro quanto e più del precedente e conto di iniziare Gli Ultimi Incantesimi molto presto, per poter scoprire come va avanti questa saga, epica e ben scritta quanto Tolkien e Pullman.



Chi ha la forza per impedire le ingiustizie e non la usa, di quelle ingiustizie si rende responsabile.


Stelle: 5/5

11 luglio 2016

Memorie di una geisha

Dopo un po' di esilio rilassante a casa del mio agente Booth, torno su questi schermi per parlarvi del libro che mi ha tenuto compagnia nei giorni che hanno seguito il mio (pesantissimo) esame di stato. Ora che sono abilitata alla professione non ho veramente più niente da studiare e posso solo leggere, leggere, leggere... e disegnare e scrivere! Gioia, gaudio e tripudio, unitevi a me nei festeggiamenti!

Memorie di una geisha di  Arthur Golden


Chiyo vive in una piccola casa storta in cima alla scogliera, in un quieto villaggio di pescatori. La sua vita è fatta di nuotate nello stagno, pomeriggi nel bosco e passeggiate fino al villaggio in compagnia della sorella maggiore Satsu. Quello che la piccola Chiyo non sa è che la malattia di sua madre è diventata troppo grave, e che non può continuare a vivere a Yoroido: suo padre è troppo anziano e loro troppo poveri, lei e sua sorella non hanno speranze. È così che all’improvviso Satsu e Chiyo vengono portate lontano da casa e dalla famiglia, nella movimentata Kyoto. Qui verranno divise, e Chiyo dovrà iniziare una nuova vita, in un ambiente nuovo e strano come quello dell’okiya, dove le bambine imparano a diventare geishe. Un mestiere misterioso e pieno di regole e segreti, che Chiyo dovrà imparare a capire e a custodire, per poter diventare Sayuri, una delle geishe più famose e ricercate della prima metà del Novecento.

Ho iniziato a leggere questo ebook senza sapere bene cosa aspettarmi: sono affascinata dalle tradizioni del Giappone fin da quando, ragazzina, seguivo con passione Inu Yasha alla televisione e forse a spingermi a questo libro è stata proprio la voglia di capire e conoscere meglio come funziona la vita dove non esistono le sedie. Devo dire che nel complesso è stata una lettura molto piacevole, a tratti perfino appassionante. Lo stile è rapido, veloce e semplice; i pochi termini giapponesi sono quelli intraducibili in altre lingue e vengono spiegati così bene che non si ha problemi a ricordarsi cosa significano.

La trama non è affatto male, anche se è bene avvisare subito: non è una storia vera. Ci sono rimasta molto male quando l’ho scoperto, alla fine del libro... La storia è inventata, ma tutti i dettagli che la compongono sono reali, raccontati all’autore da una geisha di sua conoscenza, quindi posso dire a ragion veduta che tutto quello che si impara da questo libro corrisponde a verità. In realtà mi è piaciuta soprattutto la prima parte della storia: ad un certo punto infatti la trama si interrompe a causa della guerra... e anche quando riprende la storia diventa un po’ più fiacca e a tratti un po’ “favola”. Non che non sia bella... è che mi è sembrato tutto talmente strano che quando ho letto che era una storia inventata mi sono detta “aaaah, ecco, ora capisco come mai!”

I personaggi sono uno più interessante dell’altro: anche se sono molti rimangono tutti davvero impressi, e c’è uno spaccato di umanità veramente impressionante! Gli uomini si ricordano tutti per le loro differenze: Nobu, il Presidente, il Dottor Granchio, il Generale... ma in particolare restano indelebili le figure femminili. Dalla protagonista a Mameha, dalla Madre a Zietta, da Zucca a Hatsumomo, tutte rimangono impresse. Hatsumomo in particolare, mi ha fatto venire più di una volta la voglia di entrare nel libro per darle una testata.

Personalmente non sapevo molto delle geishe, a parte il fatto che prima della guerra erano le uniche donne che potevano studiare musica e arti in Giappone. Sapevo anche che erano genericamente ritenute delle prostitute. A mio parere questo non è un termine adatto: leggendo il libro si capisce molto molto bene la differenza tra le due cose... però sì, in effetti si può dire che il loro lavoro è quello di intrattenere e compiacere gli uomini. Nella maggior parte dei casi però è un “compiacimento” dovuto all’essere viste danzare, cantare o nel servirli... non da altri tipi di prestazioni. Che poi ci siano anche quelle è vero, ed è anche vero che vengono fornite dietro compenso di denaro... ma non è una vera e propria prostituzione, più una specie di “mantenimento”. In effetti ho riflettuto molto sulle differenze tra i due mestieri, ed è difficilissimo da spiegare... ma sono diversi, questo sì. Senza contare che, per quanto non sia proprio un lavoro da prostituta, ho trovato il mestiere della geisha molto triste. Una vita votata al compiacimento degli uomini, in cui si dorme quattro ore per notte, si lavora duramente e si deve temere ogni movimento e ogni parola detta senza troppa cura e attenzione. Una vita molto faticosa, dura e dolorosa, in mondo del tutto maschile, in cui l’uomo ha vita, carriera, scelta e libertà... e la donna può al massimo scegliere il colore del kimono da indossare.

Forse proprio per questo motivo ci tenevo tanto a conoscere il finale di questa storia... per sapere che, nonostante tutto, per una geisha c’era un lieto fine.


Conduciamo la nostra esistenza come acqua che scende lungo una collina, andando più o meno in un'unica direzione finchè non urtiamo contro qualcosa che ci costringe a trovare un nuovo corso.

Stelle: 3/5