20 settembre 2016

Multiversum

Per la prima volta, leggendo questo libro, ho pensato che avrei fatto meglio a leggere qualche recensione prima... E che forse il film sarebbe stato meglio del libro (anche perché avrei capito prima di cosa parlava e non l'avrei letto).


Multiversum di  Leonardo Patrignani



Alex ha sedici anni e vive a Milano. Ha una bella famiglia, un campionato di basket da vincere e una vita tranquilla... ma nella sua mente, comunica con una ragazza. Dopo due anni di connessioni disordinate e imprecise, però, finalmente riesce a ottenere delle informazioni: lei si chiama Jenny e vive a Melbourne. Per incontrarla, Alex prende un aereo e con la complicità di Marco, fedele amico e hacker autodidatta, vola in Australia. Ma al momento dell'appuntamento, Jenny non c'è... non in quell'universo, almeno. Sì, perché Jenny esiste, è vero, ma non nel mondo di Alex: è in un altro degli innumerevoli universi che si creano ogni volta che nella vita succede qualcosa di veramente grosso. È così che Alex inizia a viaggiare tra i mondi, scoprendo così che c'è qualcosa di irreparabile in programma per i mondi. E non solo per quelli che conosce, il suo e quello di Jenny... ma per tutti. L'unica speranza sono proprio Jenny e Alex.


 Mi sono fatta conquistare da questo libro per colpa della sua copertina. Bella, bellissima, fiabesca e fatata... e completamente fuorviante rispetto alla trama del libro.
Mi aspettavo una storia di universi paralleli, una tenera storia d'amore impossibile tra mondi in cui le cose sono andate diversamente (una cosa alla "sliding doors", per intederci)... in cui alla fine lei e lui, dopo infinite peripezie, si incontrano.

Invece no. Non solo i due organizzano l'incontro praticamente nelle prime venti pagine, facendo sì che quello che si prospetta il colpo di scena (il fatto che sono su universi paralleli) si sveli dopo meno di metà libro... ma nell'intero libro io non sono riuscita a percepire per niente quell'amore folle in nome del quale si cercano in tutti i Multiversi. Questa è stata la prima grande pecca di questo romanzo, secondo me, perché se fai reggere una trama sull'amore tra due persone mi aspetto che per lo meno si percepisca tra le righe.

La seconda cosa che non mi è piaciuta è l'angoscia che permea il libro. A partire da quel loro primo incontro, ci si ritrova in uno di quei film che danno su Cielo nella serata Final Destination: un vero e proprio romanzo preapocalittico in cui l'ansia, l'angoscia, la fuga e il senso di imminente morte e distruzione trasudano da ogni riga. Dalla metà del libro in poi, infatti, la storia non ruota più attorno a Jenny ed Alex che si vogliono incontrare, ma al fatto che la Terra è destinata alla fine, e loro due sono gli unici che si possono... e ho trovato ben triste che due ragazzi che si sono appena conosciuti decidano di salvarsi loro e buonanotte al resto del mondo che li ha conosciuti: sembra che non abbiano famiglie, amici o affetti a cui tengono. E che se anche ci sono, non importa, tanto loro sono spacciati comunque, almeno che mi salvi io.

Non sono riuscita a provare nessun sentimento di empatia nei confronti di questi due sedicenni, perché sedicenni sono, in tutte le loro azioni: sono sciocchi e impulsivi, e a volte anche irrealistici... Okay, forse ho visto troppo Airport Security, ma sono abbastanza sicura che un sedicenne - minorenne - non possa andarsene in giro da solo per il mondo senza permesso dei genitori. E poi lui riesce a vederla per la prima volta in che contesto? Ovviamente quando lei è senza alcun motivo completamente nuda al centro della stanza. Quelle cose che ti fanno dire "perché?"!
A tutto questo si aggiunge che la problematica materiale dell'andare in Australia per Alex (perché poi chiamarlo Alex quando si chiama Alessandro...) è ovviata dall'amico hacker, che ruba dai conti criptati della gente per far sì che il suo amico incontri la tipa con cui parla telepaticamente. Questa cosa l'ho trovata di pessimo gusto davvero, perché quello che per tutto il libro è l'unico personaggio con un pochino di cervello (Marco) in meno di tre righe mi diventa uno che usa il suo cervello per rubare. E questo non lo accetto.

Per il resto l'idea dei Multiversi è molto carina, la trama - se piace l'ambientazione stiamo-tutti-per-morire" - è ben fatta, anche se lo stile è ancora molto acerbo, secondo me: non ti tira nella storia, è a volte un po' lento e soprattutto nei dialoghi lascia molto a desiderare, perché sono spesso piuttosto artefatti. Tutto sommato non lo boccerei del tutto, ma sinceramente non lo consiglierei nemmeno.


«La chiamano teoria del Multiverso - riprese Marco - È un insieme di universi alternativi al di fuori del nostro spazio-tempo.



Stelle: 2/5

5 commenti:

  1. Anche a me non era piaciuto, l'ho letto diversi anni fa e penso di avergli dato il tuo stesso voto. Mi hanno che i seguiti migliorano, ma per adesso non penso li leggerò.

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    1. Sì, in effetti spero che i seguiti siano un po' meglio... ma non per questo credo che gli darò una possibilità! ^^
      Grazie per il tuo commento!

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  2. Io purtroppo non sono riuscita a finirlo e l'ho abbandonato circa al 40% :(

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    1. Ti capisco assolutamente! In effetti non so nemmeno io come io abbia fatto a finirlo... forse solo per poter fare la recensione e dire cosa non mi era piaciuto XD

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Grazie per il tuo commento! -- Lyra