28 settembre 2016

Gli ultimi incantesimi

Terzo libro dei cinque che compongono la saga degli Ultimi di Silvana De Mari. I primi due sono stati bellissimi (trovate qui e qui le recensioni), e questo è l'anello di congiunzione con il quarto. Mi aspettavo grandi cose, ma non è stato sempre tutto all'altezza delle aspettative...

Gli ultimi incantesimi di  Silvana De Mari



Inskay è un nano. È uno schiavo, un prigioniero e un esule in terra Orca. Pensa che la sua vita sia destinata a finire nelle miniere, da solo, lontano da sua figlia e da una moglie sposata senza amore.
Ma non è solo, perchè a vegliare su di lui c'è un ultimo incantesimo, una magia che lega lui e il principe degli elfi, il principe dei morti. Il piccolo, goffo e indifeso Joss, figlio di Rosa Alba e dell'ultimo Elfo. Suo fratello Arduin è un'eroe e sua sorella Erbrow una strega... lui non è altro che un ragazzio sbaventato dai mostri sotto il letto.
La mente di Inskay e quella di Joss si legano, si mescolano, e le loro vite si fondono l'una all'altra. Il destino degli Uomini ora è legato a quello dei nani, e la Regina Strega dovrà chiamare un'altra volta al suo fianco Rankstrail, per combattere con lui. Ma stavolta, forse, il Capitano non sarà in grado di dare l'aiuto che gli viene chiesto...


Ho divorato i primi due libri di questa saga e sto rileggendo il quarto... ma questo devo ammettere che non mi è piaciuto tanto quanto gli altri. L'ultimo elfo è una storia quasi per bambini, fiabesca e delicata, mentre L'ultimo orco non ha niente da invidiare a Tolkien e Lewis. Questo invece mi è sembrato un po' lento e poco coinvolgente, probabilmente a causa dei protagonisti, che non mi sono entrati nel cuore per non so quale motivo: come tutti gli altri personaggi della De Mari anche Inskay e Joss sono ben strutturati, particolari, fuori da ogni cliché e diversi da qualunque altro personaggio... ma non so, non mi ci sono affezionata.

La storia è un intreccio di trame parallele, tutte legate dall'incantesimo dell'idrargirio. Le ragazze Orche che ne sono schiave, Inskay che lo deve estrarre, Joss che ne sente la debolezza e cerca un rimedio, Aurora che ne cela il segreto... Tutto ruota attorno a questo ultimo incantesimo di schiavitù che lega le donne del regno degli Orchi agli uomini a cui appartengono.
E poi c'è l'altro incantesimo, quello che lega Joss e Inskay. Di questo incantesimo celato in una filastrocca mi è piaciuta la simbologia, il fatto che il significato della formula si svelava un pezzo alla volta con trovate geniali e inaspettate.

Questo libro è senza dubbio una storia di donne: da Alyil al regno Orco, da Varil a Daligar, si vede tutto l'eroismo delle donne, tutta la loro forza, la loro determinazione e la loro capacità di sacrificio perchè altri possano vivere. Dalla figlia del boia di Alyil alla Regina Strega, dalla regina Orca ad Aurora, tutte le donne di questo romanzo dimostrano un eroismo tanto più grande quanto più quotidiano. Questa è stata la cosa più bella in assoluto del romanzo.

Purtroppo invece, come ho detto, la storia di Inskay e Joss su cui si focalizza la trama non mi ha emozionato più di tanto... ho preferito la parte finale, in cui l'azione torna a focalizzarsi su Rankstrail e Aurora, svelandoci l'ultimo mistero ancora non rivelato sulla principessa di Daligar... e sulle sue inevitabili conseguenze.
Un'altra cosa che mi ha un filino deluso è stata il modo in cui è stata raccontata la parte finale su Erbrow. Poche pagine laconiche per dirci come la principessa strega è finita nella torre sulla scogliera insieme a un compagno insospettabile, di cui non viene mai svelata davvero l'identità Boh, non ci ho trovato un senso, non si capito perchè Erbrow lo abbia fatto... e considerata l'importanza che Erbrow e il resto della sua famiglia hanno nel libro seguente mi è sembrata una cosa affrettata e poco curata, decisamente non in linea con il resto della storia! Avrei voluto sapere emozioni, sensazioni, pensieri e parole di quello che è uno dei miei personaggi preferiti... non un riassunto in qualche pagina di quello che ha deciso di fare, così, senza spiegazioni.

Per questi motivi scendo un po' con la valutazione e dò "solo" quattro stelle a questo libro. Ciononostante ritengo che sia ancora una delle più belle saghe che io abbia mai letto, e appena finito di rileggere il successivo mi munirò di fazzoletti e terminerò la saga.


È curioso come le cose non abbiano importanza in sè,
come conti solo il senso che noi diamo loro.

 
Stelle: 4/5

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