25 febbraio 2014

Flash Mob Letterario!

Sul blog Libri Di Cristallo ho visto questa bellissima iniziativa a cui non posso non partecipare!
È da molto che non compro un libro nuovo e anche se mi ero fatta il proposito di non comprare niente finchè non avessi letto tutti i "libri che attendono" a casa credo che questa sia un'ottima occasione per prendermi una pausa dalla mia promessa e farmi un bel giro in libreria.
Si tratta di una iniziativa per "far vincere la cultura" e consiste nell'andare in libreria con un fiocco bianco e comprare un libro. Niente di più semplice, no?
Il flash mob poi continua per i più tecnologici: bisogna collegarsi al sito www.funmob.com/flashmobletterario e collegarsi sul sito linkato nel banner per uppare una propria foto con il libro... e vedere il mosaico di lettori formarsi pian piano!
E anche se penso che un flash mob letterario non aveva bisogno di cose tipo Facebook o Twitter o hastag - ovviamente c'è un hastag apposito, #facciamovincerelacultura - l'invito è quello di partecipare nella vita... e su tutti i social network, se vi piace usarli.
Anche molte librerie partecipano all'iniziativa, qui potete trovare un elenco di quelle che offrono qualcosa a chi decide di aderire... ho scoperto che anche una libreria della mia città partecipa, offrendo il 10% di sconto, anche se ammetto che invidio i giugliesi che riceveranno una rosa bianca!

Io ho deciso di partecipare (almeno alla parte di acquisto e fiocco bianco, poi per la parte della foto vediamo...) e invito anche tutti i lettori che capitano di qui a fare lo stesso.
So che i portafogli piangono... ma se volete partecipare c'è sempre modo: perchè non provate a scaricare un libro a 0,99 centesimi? Ce ne sono di certo su Amazon.
E sempre su Amazon o Feedbooks trovate anche molti titoli completamente gratuiti, per scelta dell'autore o perchè è scaduto il copyright. Non c'è proprio niente di illegale - non potrei mai consigliare di rubare un libro! U.U - e si possono scoprire delle cose veramente belle e originali, partecipereste a questa battaglia per far vincere la cultura...e ogni scusa è buona per avere un nuovo libro, no? (;

12 febbraio 2014

Quattro anni di magia


Sdraiata su un prato e circondata dai fiori
Un semplice abito rosa, lungo fino alle caviglie, leggero.
I piedi nudi sono accarezzati dalla fresca erba chiara, mentre tutto attorno colorate corolle spandono un profumo così dolce che quasi stordisce.

I lunghi capelli color miele sono sparsi sul prato.
Gli occhi verdi guardano il cielo.

Miliardi di scintille d'argento nel velluto blu della notte primaverile.
La polvere di stelle che brilla nel cielo spande la sua luce d'argento liquido sul giardino fiorito e - all'improvviso - il mondo diventa magico.

Io apro gli occhi e inizio a sognare.

2010
Sogno di bambine sveglie e intelligenti che cavalcano orsi polari sotto colorate aurore borali.
Sogno di principesse che sfidano il pregiudizio per trovare la felicità e il vero amore.
Sogno di momenti difficili, di esami falliti, di solitudini e sofferenze. Di invidie e dolori.
Sogno di lady coraggiose con arco e frecce a tracolla, di fuorilegge dagli occhi azzurri con grandi ideali e il coraggio e la determinazione per trasformarli in progetti.
Sogno di piccoli Hobbit in grado di cambiare il mondo.
Sogno di dottori dal sorriso paterno che cantano nella saletta dei medici e ti fanno sentire importante, intelligente, in gamba e capace di diventare davvero una brava dottoressa.
2011
Sogno di ragazze di Milano che si ritrovano vestite di blu in un paradiso di castelli, cavalieri e rose, a combattere per il borgo tra arcieri e spadaccini come eroine medievali.
Sogno di momenti in cui ci si sente nel respiro di Dio e di altri che sono solo lacrime e fallimento.
Sogno di città colorate di tutti i colori del mondo, dove lo straniero è un fratello e le città risuonano di canti e di musica, incontrandosi e non scontrandosi.
Sogno di città lombarde trasformatesi in metropoli statunitensi solo grazie al potere dell'immaginazione, di mail fatte di promesse e complimenti che forse svaniranno quando riaprirai gli occhi... ma il cui sogno rimarrà bello anche quando sarà finito.
 2012
Sogno di una ragazza coraggiosa che si sacrifica per la sua sorellina minore in un gioco cruento, dove si uccide o si viene uccisi... e sono orgogliosa di fare questo sogno prima di tutti gli altri.
Sogno di ragazzi che non si vergognano di dire di essere dei perdenti, perchè sanno che presto anche gli altri vorranno essere "dei perdenti come loro".
Sogno di cartoni animati che prendono vita in pomeriggi incantati dove tutto può diventare reale.
Sogno di iniziare improvvisamente a piacermi grazie a una stella.
Sogno di scelte coraggiose, di porte che si chiudono e di portoni che si aprono.
Sogno di momenti di paura e di momenti di incredibile soddisfazione.
Sogno di città magiche, di fate e di streghe, di canzoni giuste sentite al momento giusto.
Sogno di amori sognati e mai realizzati. Sogno di ragazzi che sono rimasti solo sogni.
 2013
Sogno di giovani e che muoiono per amore.
Sogno di professoresse dal sorriso sincero che ti fanno sentire importante, intelligente, in gamba e capace di diventare davvero una brava assistente sociale.
E torna alla mente il sogno di quel dottore che ti ha fatto sentire nello stesso modo.
Sogno di scoprire il valore di ogni singolo respiro, versando calde lacrime e stringendo la mano di un ragazzo dal sorriso gentile.
Sogno di attori che se ne vanno troppo presto lasciando vuoti incolmabili.
Sogno di novità sul forum, di amicizie online, di nuovi social network,
di tag e rubriche, di iniziative e follower.
E sogno di hastag che mi ricordano che è la scrittura a riempire ogni giorno il mio mondo del profumo delle rose e della magica luce delle stelle.

Buon quarto compleanno, Flowerstardust.


(c) Pinterest

04 febbraio 2014

Millennio di Fuoco


Non so perchè io ci abbia messo tutto questo tempo a leggere questo libro, visto e considerato che l'ho addirittura prenotato per averlo appena usciva e che Cecilia Randall è la mia autrice italiana preferita... credo che la colpa sia dovuta alle feste, agli esami e all'immediato inizio delle lezioni subito dopo. Sta di fatto che l'ho finito domenica pomeriggio - Dio benedica i turni in Croce Rossa - e appena l'ho chiuso mi sono detta: "Bene. Quando esce il prossimo?"


Millennio di fuoco - Seija di  Cecilia Randall



Sono mille anni che la civiltà europea è ferma: non c'è tempo per progredire, perchè i demoni vaivar premono al confine e minacciano di trasformare tutti i popoli in schiavi. A combattere contro di loro ci sono i cristiani e i sahaavi, una nobile stirpe capace di forgiare lame fiamme in grado di uccidere i vaivar.
A guidare i sahaavi ci sono Ari e Seija, fratello e sorella, con sulle spalle il peso di un popolo esule e nomade.
Contro di loro si batte una schiera di demoni capitanata da Raivo, un grande condottiero umano lasciatosi soggiogare da Ananta, regina dei vaivar, e dalla sua promessa di potere: ora stermina e sconfigge i suoi antichi rivali senza pietà... finchè la sua mano non si ferma davanti a Sejia. Raivo esita, tentenna... e alla fine la risparmia. La risparmia e inizia a darle la caccia, perchè tra loro c'è qualcosa di antico e profondo.


Devo dire che all'inizio questo libro mi aveva preso meno degli altri: l'elemento soprannaturale di questi demoni vaivar un po' zombie e un po' vampiri mi ha lasciato perplessa: non amo questo genere e di solito me ne tengo alla larga.
Se sono stata tentata di lasciare il libro a metà?
Avrei voluto farlo, ma lo stile della Randall è più forte di qualunque mio gusto e volontà: non conosco nessuno che riesca a scrivere di battaglie epiche con la sua semplicità, riuscendo a calarti nell'azione facendoti avvertire ogni singola sensazione dello scontro (suoni, rumori, odori, profumi, gli occhi che bruciano per la polvere, gli zoccoli sull'erba, le grida, l'odore del sangue...) con uno stile mai pesante e mai eccessivo. Cosa che non è riuscita nemmeno a Tolkien, per quanto lo ami.
Giuro, non riesco a capire come faccia. Ci sono volte in cui non mi rendo nemmeno conto che sto leggendo, mi perdo nelle parole come se finissi teletrasportata lì.

I personaggi, come sempre, si fanno amare al primo sguardo: dopo il suo stile, è la cosa che apprezzo di più di Cecilia. Ognuno di loro è deliziosamente originale, ti rimangono tutti impressi nella mente e ognuno di loro ha un volto ben preciso nella mia immaginazione.
I miei preferiti sono (come sempre) quelli meno in vista: Ari e Hannele.
Ari mi piace per il suo modo di essere, così eroico e allo stesso tempo così vero. Mi piacciono le scene che condivide con Seija, quando da condottiero diventa fratello maggiore... e ho amato la sua reazione alla battaglia alla fine della storia. Giuro, se potessi mi teletrasporterei lì per trasformarmi in sahaavi e combattere per lui (ma ormai lo sapete, ho un debole per i bei condottieri biondi...)
Hannele è invece un personaggio meraviglioso, una guerriera senza paura ma che nonostante sia cresciuta tra armi e battaglie ama le cose belle, si intreccia i capelli, le piacciono i gioielli... è fresca, semplice e luminosa. Spaventata e coraggiosa insieme. L'ho amata in ogni scena e credo che sia uno dei più bei personaggi secondari del libro.

Per finire, vorrei dire che il vero motivo per cui ho amato questo libro è il messaggio che ci ho letto sotto. Seija viene trasportata suo malgrado sempre più vicino al mondo dei vaivar e dei manvar, capendo lentamente che troppo spesso si è fermi alla loro facciata di feroci combattenti. C'è una scena in particolare, quando Seija è rinchiusa nella torre, che mi ha colpito: quando si rende conto che anche i manvar hanno una famiglia e sono capaci di affetto e sentimenti umani. "Fanno il pane", dice Seija. "È una cosa troppo umana".
Accanto a questa presa di coscienza di Seija si scopre sempre di più cosa c'è dietro Raivo, cosa gli è successo, cosa pensa e cosa prova, e via via ti rendi conto che tutte le sue peggiori azioni bestiali in realtà sono dovute alla sua troppa umanità. E nello stesso tempo realizzi che coloro che dovrebbero rappresentare il bene in realtà sono capaci di macchinazioni e coltellate alle spalle di portata incredibile.
Questa difficoltà nel tracciare il confine tra buoni e cattivi, tra bene e male, tra chi è un demone e chi è un eroe è di certo la cosa che mi è piaciuta di più di questo libro: amo i personaggi della Randall, le sue ambientazioni, le storie che riesce a intrecciare senza perdere nemmeno un filo della trama per strada... ma soprattutto mi piace che nei suoi racconti non ci siano mai stereotipi e personaggi solo buoni e solo cattivi. Possono essere i libri più fantasy che esistono, ma i personaggi rimangono sempre profondamente umani... e forse è questo il motivo per cui amo tanto i suoi libri, perchè riesco sempre a vederci qualcosa di utile per la mia vita.
E ditemi se questo non è un gran merito per un romanzo.

Perfino i manvar dovevano coprirsi e nutrirsi, ma il pane...
fare il pane era una cosa sacra, da uomini e non da creature maligne.

Stelle: 5/5

02 febbraio 2014

Semplicità

Ieri pomeriggio ho visto un video su YouTube il cui tema era "ricordi quando": riportava cento minuscoli particolari della mia vita di bambina in flash da dieci secondi ognuno. Lo ascoltavo ridendo, vagamente commossa da come il tempo di Strega Comanda Color e delle festicciole di compleanno sia passato in fretta.
Qualche giorno fa un mio co-educatore appena diciottenne ha detto che gli mancava la semplicità di quello che c'era prima: giocattoli, caramelle, cellulari, fotografie, vestiti... era tutto più semplice.

E in questo filo di pensieri mi è venuto in mente un particolare del pellegrinaggio di fiducia che abbiamo fatto a Strasburgo per Capodanno: siccome eravamo all'estero nessuno aveva voglia di spendere soldi inutilmente, quindi nessuno aveva il cellulare online o mandava messaggi. Ed è stato incredibile, perchè ogni volta che ci ritrovavamo insieme era tutto un cantare, chiacchierare, ridere, ricordare. Quando però durante il viaggio di ritorno abbiamo superato il confine, la magia si è spezzata all'improvviso e tutti siamo tornati dietro agli schermi dei telefoni per guardare le notifiche di Facebook, i messaggi su Whattsapp, le mail… come ha commentato la Pilvi: "siamo tornati ad essere autistici".

Non sono una che demonizza internet e tutto quello che gli gira intorno, ma credo che siamo veramente troppo connessi. Troppo, troppo connessi.
Non c'è un istante della nostra vita che non siamo raggiungibili. Non riusciamo mai a stare "da soli".
Per questo amo tanto andare in Abruzzo col mio telefonino che non va su internet: perchè per quel mese ho la compagnia di persone reali e non solo di messaggini, notifiche e segnali virtuali di vario tipo. Posso dedicarmi alle cose che amo senza il bisogno inconscio di essere sempre online, disponibile, connessa.
Posso stare da sola coi miei pensieri.

Alla prima lezione di Psicologia Sociale, quest'anno, il prof ha detto una cosa che mi ha fatto pensare: "Ogni volta che siamo online ci perdiamo un pezzo di vita offline"
E per quanto inquietante, io credo abbia ragione: troppe volte penso "non sto al pc da giorni, stasera non esco così ci sto un pochino" e finisce che non vado all'adorazione, o alla riunione, o semplicemente non vado a vedere un film al cinema per stare al computer, dimenticandomi quanto valore ci sia nel mondo reale. Un valore che ieri sera mi si è presentato così vivacemente davanti agli occhi che mi ha fatto pensare.

Ieri abbiamo fatto una festa a sorpresa per Jessica, una delle mie migliori amiche, che parte per l'Erasmus a fine settimana. È stata una serata splendida, deliziosa e allo stesso tempo semplice: abbiamo tirato le due di notte mangiando hamburger e facendo giochi stupidissimi, ridendo come ebeti e divertendoci da morire. E sapete la cosa più bella? Non c'era neanche un goccio di alcol, alla nostra festa. Non abbiamo avuto bisogno di niente di più che della voglia di stare insieme e di giocare a giochi adatti ai bambini dell'oratorio. Non avrei barattato nessun concerto, nessuna discoteca affollata e nessun locale 'in' alla taverna di Jessica piena di gente che giocava a "Giornali".

Io spero davvero che le mie amiche che si divertono ad andare a ballare, che bevono fino a vomitare l'anima, che amano procurarsi un ragazzo diverso ogni sera e che alla mattina dopo riguardano le foto che si sono fatte dicendo "cccccccè ma che figheeee" si divertano quanto mi diverto io quando sono con gli altri, anche se facciamo cose diverse e con tutto un'altro stile.
Perchè io penso che, alla fine, non è nè il posto nè l'alcol, nè la musica nè il vestito: quello che conta, per stare bene, è la compagnia. E se la compagnia è giusta, il valore della vita reale si moltiplica al punto che ti chiedi come hai fatto a pensare di non andare all'adorazione per stare al computer, guardando notifiche altrui su Twitter e vagabondando senza meta da un sito all'altro.

Continuerò ad avere il mio spazio sul blog e a frequentare i forum, ma non voglio mai più dimenticare che l'online dipende dal mio offline. Che quello che voglio scrivere e comunicare al mondo grazie ad Internet deriva da quello che le meravigliose persone che riempiono la mia vita hanno il potere e la possibilità di insegnarmi.
 
(c) WomenForOne