28 marzo 2010

Queen Elizabeth vr.

(c) shootgardening
La rosa del logo di questo mese è una rosa bianca della specie Queen Elizabeth. No, non sono improvvisamente diventata un'esperta di botanica... ma adoro i fiori. E in particolare le rose. E in particolare quelle bianche. Così, un pomeriggio in biblioteca, mi sono fermata a sfogliare un libro sulle rose, per leggere i nomi. Sono arrivata al paragrafo delle rose bianche, e quella con questo nome mi ha colpito.

Per capire perchè mi abbia colpito bisognerebbe andare a leggere una delle mie storie... fra tutte, credo, è la mia preferita. Non perchè sia particolarmente bella o orginale (anzi, è solo una fanfiction), ma perchè la protagonista - ingenua, fantasiosa, imbranata, sensibile e, diciamocelo, anche un tantino complessata - rispecchia mille lati di me, quelli che possiedo e quelli che vorrei avere. E sì da il caso che io l'abbia chiamata Elizabeth.

Beh, adesso non sto qui a raccontare la storia perchè ci sono voluti mesi per scriverne tutti e trenta i capitoli, ma la sostanza è che questa ragazzina piena di paure alla fine diventa una giovane donna coraggiosa. Viene perfino eletta regina, accanto al re più magnifico che avesse mai potuto sognare.
Da qui il nome "Queen Elizabeth".

E cosa c'entri Elizabeth con le rose bianche... beh, queste sono parole del suo compagno di avventure:

- Tu mi fai pensare a una di queste rose. Una bianca, a dire la verità. - Disse lui, avvicinandosi alla siepe e odorando un altro fiore, per evitare il mio sguardo. - Così delicata, così timida nel suo candore... eppure profumata, bellissima, perfetta come tutte le altre. Chissà perché, però, gli uomini preferiscono le rose rosse. -

E questo è quanto. Il rivale in amore del suddetto principe, infatti, le regala rose rosse. Rosso passione, rosso sangue, rosso rovente come i suoi sentimenti verso di lei... Elizabeth detesta il rosso.
Lei ama il bianco. Il bianco della sua innocenza, il bianco del candore, della purezza e dell'ingenuità che aveva quando era bambina, e che lotta per mantenere anche adesso che sta diventando grande... Quella semplicità che spera di mantenere mentre aspetta che arrivi un principe dai capelli dorati. Un principe che si renderà conto che una rosa bianca ha lo stesso dolce profumo di un'appariscente rosa rossa.

19 marzo 2010

Di foglia in foglia, di ramo in ramo

Non era un musical. Non era un'avventura. Non era una favola.
Era realtà.

Era vera la voce del Principe Giovanni, che non veniva dalle casse ma proprio dalle sue labbra, dal suo corpo, a meno di un metro da noi.
Era vero lo Sceriffo di Nottingham, decisamente perfetto nel suo abito di scena e che recita e canta benissimo. Lo dico sempre io che per fare il cattivo ci vuole davvero talento.
Era vero Manuel Frattini, che piroettava, saltava e cantava con una voce pura e cristallina che echeggiava ovunque, con il suo arco a tracolla e un talento che non ho mai visto in nessun Robin Hood, nemmeno in Kevin Costner, per quanto sia un Robin Hood davvero niente male.
Erano veri tutti i ragazzi del corpo di ballo, quando nel silenzio qualcuno dal pubblico ha gridato "bravo" e a tutti è venuto un sacco da ridere, anche se era una scena piena di phatos.
Era vera la divertentissima Tata, che solo per la sua presenza sul palco ti trasmetteva tutta la sua pasione per quello che stava facendo. Senza di lei il musical non sarebbe stato lo stesso!
Era vera la giovane ballerina dai lunghi capelli bruni innamorata di Robin, la carinissima Nuvola, che stava seduta sul bordo del palco e guardava la ragazza bruna seduta nel pubblico davanti a lei e le diceva con gli occhi che proprio non le poteva sorridere, anche se l'avrebbe tanto desiderato. Era così vera che era impossibile non emozionarsi quando la scena si è conclusa con la voce di Robin che le diceva: "Buona fortuna, anima mia."

Era vera Lady Marianna, con la sua rosa bianca, il suo vestito candido e la sua voce argentina. Era così vera che per un attimo il cuore si è fermato. Era vera. Ed era lei: la meravigliosa cantante dagli occhi azzurri che per dieci anni è rimasta indelebile nel nostro cuore, nonostante il tempo sia trascorso e tanti visi l'abbiano soppiantata alla televisione.
Era vera quando si è inchinata al centro del palco, ha preso i suoi applausi, e gettando un bacio sul pubblico ha posato un sorriso su di noi.
Su noi due. Davvero.

... e assieme alla deliziosa Nuvola, che con l'arco di Robin decide di cercare la sua strada, anche io sono tornata a casa con nel cuore la convinzione che la vita non bisogna accettarla così com'è, ma bisogna renderla quello che vorremmo. E questo me l'ha insegnato Valeria, che è riuscita a realizzare il suo più grande sogno: fare della sua vita un'opera teatrale.



12 marzo 2010

Where dreams begin ★ Ariel

Prima puntata di questa serie di ritratti di principesse Disney. Iniziamo dal film che ho visto oggi....


Ariel

Diciamo pure che, dopo Belle, è la mia preferita.
Per capire cosa amo di lei, bisogna sapere che Tritone non capisce cosa sono gli umani. Lui li odia a prescindere, perchè pescano i suoi pesciolini. Per l'amor del Cielo, ha ragione, ma resta fisso sulle sue posizioni tanto da arrivare a perdere sua figlia.
Come tutti i padri fissi sulle loro opinioni, che vorrebbero i loro figli con le loro idee politiche/religiose/morali e che li vorrebbero vedere seguire i propri passi, Tritone non ammette i cambiamenti.
La piccola Ariel, d'altronde, è proprio l'incarnazione delle nuove generazioni. Non si fa condizionare dal passato, vuole sperimentare sulla sua pelle, e non le importa ciò che dice suo padre: lei non demorde. Questo è ciò che mi piace di lei.
Suo padre non accetta quella parte di mondo? E a lei non interessa, lei la ama comunque.
Lei combatte per le sue idee, cerca di fargliele capire, e se anche lui non ci riesce, lei non cede.
Ma non è finita qui.
Il divieto di amare Eric obbliga Ariel a schierarsi con i "cattivi"... e quante volte questo succede nella vita reale? Quando si obbliga qualcuno a nascondere la sua vera identità, prima o poi questo qualcuno si ribella e andrà a finire proprio tra le braccia di quelli da cui lo si voleva proteggere.
E allora ci si chiede se, forse, non era meglio starlo a sentire prima di vederlo vendersi alle cattive compagnie.

Infine, un'ultima riflessione: Eric si innamora di Ariel quando lei lo salva. E la ama davvero, la cerca, la pensa, la sogna.... e non appena la vede, la riconosce. Tuttavia, il suo cuore - che dice la verità - viene azzittito dalla ragione, quando scopre che la bella ragazza dai capelli rossi è muta, e non può aver cantato per lui. Pare che le speranze della nostra Sirenetta siano finite...

Ma, muta o no, Eric se ne innamora lo stesso, tanto che alla fine Ursula è costretta a intervenire in prima persona per impedire che Ariel abbia il suo lieto fine.

Questo per dire due cose.
Primo, che certe volte il nostro cuore dovrebbe prevalere sulla testa. Non per forza la cosa più logica è anche la più giusta. Soprattutto quando si parla di sentimenti.
Secondo, che bisogna essere sé stessi. Perché nonostante sortilegi, malefici e piani diabolici, Ariel era riuscita comunque a far innamorare Eric. Anche senza la sua voce, anche senza avergli detto che era lei che lo aveva salvato.



Combatti per le tue idee.
Non gridare. Ascolta.
Certe volte segui il cuore, e non la testa.
Se sei te stesso il vero amore ti riconoscerà di sicuro.


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